Basi del restauro, Restauro
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LA FOTOGRAFIA NEL RESTAURO. LE INDAGINI DIAGNOSTICHE NON DISTRUTTIVE.

Qualche giorno fa vi abbiamo chiesto su Instagram quale argomento di restauro vi sarebbe piaciuto leggere e la maggior parte di voi ha risposto “fotografia”.

Siamo molto contenti di far conoscere aspetti di questo mestiere che affascina molti di voi ed è con questo articolo che proveremo a soddisfare parte di questa vostra curiosità.

L’argomento di oggi, di cui il titolo dice già molto, parla appunto di una delle fasi più importanti di un intervento di restauro.

E la cosa bella è che le fotografie diagnostiche rientrano tra quelle indagini cosiddette “non distruttive”, ottimo aggettivo per noi restauratori.

Perchè ricorrere alle indagini scientifiche?

Come per altri mestieri anche nel restauro avere una buona dose di esperienza e quindi un “buon occhio” è indiscutibilmente utile.

Ma nonostante gli anni di esperienza ci sono cose che l’occhio umano non è in grado di vedere.

E’ sostanzialmente per questo che, per comprendere appieno ogni aspetto dell’opera d’arte, ci avvaliamo spesso delle indagini scientifiche per immagini.

Ovviamente quando il badget lo permette e quando è davvero utile farle.

Infatti non tutte le indagini sono indispensabili e lo capirete leggendo.

A cosa servono?

In poche parole, servono a conoscere approfonditamente un manufatto.

Più nello specifico però servono a:

  • conoscere i materiali e la tecnica esecutiva
  • capire il vero stato di conservazione e di degrado di un’opera
  • individuare gli interventi di restauro precedenti
  • monitorare e indagare l’andamento del restauro (prima, durante e dopo)

Ma prima di andare a vedere nello specifico ogni tecnica ripassiamo insieme lo spettro elettromagnetico, indispensabile per comprenderle appieno.

Lo spettro elettromegnetico

Le fotografie che andremo a vedere in seguito sono tutte indagini diagnostiche di tipo fisico.

Questo vuol dire che si basano tutte su processi di interazione tra radiazioni elettromagnetiche (campi elettrici e magnetici a carattere ondulatorio che si propagano nello spazio con trasposto di energia) e materia.

Quando un raggio luminoso monocromatico incide sulla superficie di un secondo mezzo, questo viene in parte riflesso e in parte rifratto.

E questo vale per tutto lo spettro elettromagnetico.

Se la superficie di contatto è liscia l’angolo di riflessione sarà uguale a quello di incidenza (Riflessione speculare).

Se la superficie invece non è piana, il raggio di riflessione si propagherà in tutte le direzioni (Riflessione diffusa o Scattering).

Nel caso di un oggetto artistico è raro avere una superficie perfettamente piana e sopratutto composta da un unico materiale.

Quindi la profondità di penetrazione del raggio di incidenza attraverso i vari strati di un dipinto, ad esempio, dipende dalla lunghezza d’onda del raggio utilizzato.

I vari tipi di fotografie diagnostiche

1. Luce visibile

Le fotografie in luce visibile sono quelle che rientrano all’interno delle bande dello spettro elettromagnetico che vanno da 380 a 750 nanometri, ovvero quelle bande che sono visibili dall’occhio umano.

Il raggio utilizzato per queste foto riesce a raggiungere solo il primo strato del dipinto.

All’interno di questa categoria rientrano 4 tipi diversi di foto.

Luce diffusa: si tratta della documentazione complessiva dell’opera e si esegue attraverso una illuminazione omogenea di tutta la superficie (sia del davanti che del retro dell’opera).

Per opere piccole si può tranquillamente regolare la quantità di luce ad occhio, mentre per opere molto grandi è utile usare l’esposimetro.

La luce diffusa è utile per documentare lo stato dell’opera prima del restauro e confrontarlo poi con la foto finale.

Macrofografia: è la documentazione dei particolari del manufatto.

Sono fotografie di piccole porzioni isolate dal contesto per evidenziare particolarità, difetti, cretto, firma, ecc, ecc.

Luce radente: è la documentazione del dipinto e/o di suoi particolari effettuata con un’ illuminazione solo da un lato (di solito a sinistra) e “radente” la superficie.

Questa è molto utile per osservare lo stato di conservazione (rigonfiamenti, spanciature, inpronta del telaio, cuciture, tagli, ecc.) e la tecnica esecutiva (spessore dello strato pittorico).

Transilluminazione: è una documentazione effettuata con l’illuminazione posta sul retro dell’opera.

Ovviamente è possibile farla solamente con opere il cui supporto è molto sottile (tela molto fine o carta).

Anche questa può rivelarsi utile per mettere in evidenza lo stato conservativo del supporto e l’omogeneità dello spessore degli strati pittorici.

2. Luce ultravioletta

La luce ultravioletta ha una lunghezza d’onda fra i 100 e i 380 nanometri e la troviamo a sinistra dello spettro della luce visibile.

Dal punto di vista scientifico queste radiazioni sono in gradi di eccitare gli elettroni che quindi passano da un livello energetico fondamentale ad uno eccitato, per ricadere immediatamente a radiazione finita.

Tale fenomeno è chiamato Fluorescenza e ci permette di osservare qualcosa di differente dalle tecniche illustrate in precedenza.

La fluorescenza UV ci permette di osservare lo stato di conservazione di un dipinto, evidenziando i ritocchi pittorici dei restauri precedenti che appaiono di colore scuro, quasi nero.

Questa tecnica ci aiuta ad osservare la presenza delle vernici, che hanno una fluorescenza di colori diversi in base alla loro natura. Ad esempio la gomma lacca è di un arancione-marrone acceso mentre le vernici sintetiche o quelle molto antiche risultano di un giallo- verde molto intenso.

Grazie a questa tecnica, riusciamo ad osservare le eventuali disomogeneità degli strati superficiali del dipinto ed è utile durante la fase di pulitura, perché ci aiuta a comprendere cosa stiamo rimuovendo.

E’ possibile intuire alcuni leganti e pigmenti e vedere se una firma è originale o no (se la firma genera una fluorescenza simile al resto del dipinto e se sopratutto ha la stessa crettatura di solito è originale).

Per fare una foto in UV c’è bisogno però di un ambiente buio, in quanto la radiazione ultravioletta visibile è molto debole.

3. Luce Infrarossa

La luce infrarossa è compresa in una lunghezza d’onda più ampia dell’ultravioletto che va da 750 fino a oltre 30.000 nanometri.

La fascia utile alle fotografie in luce infrarossa abbraccia solamente il “vicino infrarosso“, ovvero l’ IR che va da 750 a 2500 nanometri.

Grazie all’IR, possiamo penetrare maggiormente nell’opera rispetto all’UV. Questo infatti oltrepassa facilmente le vernici e gli strati pittorici e raggiunge l’imprimutura e il disegno preparatorio.

Con questa tecnica possiamo quindi vedere principalmente la presenza o no di un disegno preparatorio e le stesure pittoriche sottostanti.

Possiamo anche leggere meglio le campiture scure, e questo è utile ad esempio durante la fase del ritocco, perché si possono andare a ricreare i passaggi tonali che il dipinto aveva in origine senza inventarli.

E’ possibile inoltre osservare i pentimenti nell’esecuzione del disegno o rilevare una firma non più visibile ad occhio nudo.

Ma oltre a questa tecnica ci si può avvalere dell’IR in falso colore.

Stesure pittoriche simili ad occhio nudo, ma di diversa composizione chimica, possono infatti essere rivelate con questa tecnica.

Tuttavia questo tipo di indagine deve sempre essere affiancato ad altre indagini in quanto non esiste prova sicura di una corrispondenza univoca tra composizione chimica e falso colore.

4. Raggi X

Se con le altre tecniche non potevamo raggiungere il supporto, beh, questo lo possiamo fare con l’uso dei raggi X che vanno da 10 nanometri a 1 picometro.

I raggi X, che tutti conosciamo (vi sarete fatti una volta nella vita una lastra) sono altrettanto utili nel mondo del restauro.

Con questa tecnica si compone un’immagine formata dalle diverse radiopacità dei materiali che dipendono sia dalla natura chimica del materiale stesso, sia dalle quantità in cui sono presenti nell’opera.

Diciamo questo perché ad esempio se in un dipinto la preparazione è stata fatta con la biacca (quindi contenente del Piombo) ed essendo il Piombo completamente radiopaco, questo strato formerà uno schermo (apparirà bianco nella foto) a tutto ciò che si trova al di sotto di esso.

Le parti più radiopache si vedono chiare (bianche) mentre quelle meno radiopache si vedono più scure (grigio-nere).

La radiografa è molto utile per capire la tecnica di esecuzione di un manufatto, ad esempio: la posizione e la quantità dei chiodi, la tecnica esecutiva degli incastri ecc.

Nei casi in cui l’opera presenti delle parti lignee, è possibile individuare gli eventuali difetti del materiale, si possono distinguere inoltre gli eventuali elementi non originali.

E’ possibile osservare, per via indiretta, la presenza di tele incollate al di sotto della preparazione di una tavola dipinta e individuare la gallerie scavate dai tarli.

Le informazioni ricavabili con i raggi X non si fermano al supporto. Grazie ai raggi X possiamo anche studiare la tecnica pittorica e i pentimenti, possiamo vedere lo stato della “craquelure” e i restauri precedenti.

Conclusioni

Come per ogni cosa, anche queste foto hanno un costo per un restauratore e credeteci, il prezzo non è irrilevante.

Oggi è facile trovare all’interno dei laboratori, almeno una lampada UV per facilitare le varie fasi del restauro, ma è difficile poter pensare di avere anche le attrezzature per l’IR o i raggi X.

Questo per dirvi che tutte queste analisi vengono fatte di solito su opere abbastanza importanti o quelle dove ci si può permettere una spesa addizionale.

Negli altri casi, ovvero nella maggior parte, il restauratore si arrangia, non ci vergogniamo a dirlo.

Inoltre, grazie allo conoscenza di queste indagini e in base all’opera che si ha sotto mano, l’operatore sa quali sono le foto utili da fare e quelle inutili.

Per un esperto di diagnostica o un restauratore professionista le nozioni spiegate in questo articolo possono risultare esposte in un modo non del tutto esaustivo.

Ci teniamo a ribadire che uno degli scopi di questo blog è quello di far conoscere questo mestiere anche a chi non è del settore, quindi preghiamo chi già conosce l’argomento di non sollevare polemiche sulla generalità dell’articolo e per chi invece è neofita e vuole approfondire ancora queste tematiche, sentitevi liberi di porci qualsiasi domanda.

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